14 Apr PFAS nell’acqua, contaminanti invisibili che possono alterare lo sviluppo del nostro cervello
Argomento
Contaminazione ambientale e alimentare da PFAS e possibili effetti sul neurosviluppo umano
Tipo di provvedimento
Studio scientifico sperimentale in ambito “One Health” con finalità di valutazione del rischio e supporto alla futura regolamentazione
Principali contenuti
La presenza diffusa dei PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) nell’ambiente rappresenta oggi una delle principali criticità in tema di sicurezza ambientale e alimentare. Questi composti, utilizzati in numerosi processi industriali e prodotti di uso quotidiano, sono noti per la loro elevata persistenza e per la capacità di contaminare in modo diffuso le acque superficiali e sotterranee.
Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla contaminazione delle acque potabili, considerata una delle principali vie di esposizione per la popolazione. Attraverso l’acqua e la catena alimentare, infatti, i PFAS possono accumularsi negli organismi viventi e raggiungere l’uomo, con particolare vulnerabilità nelle fasi precoci della vita, come gravidanza e allattamento.
Le preoccupazioni iniziali si sono concentrate sui PFAS a catena lunga, associati a possibili effetti sullo sviluppo cognitivo, motorio e comportamentale nei bambini. Questo ha portato a restrizioni progressive e alla sostituzione di tali sostanze con composti a catena corta, ritenuti inizialmente meno pericolosi per la loro minore capacità di accumulo nell’organismo.
Tuttavia, nuove evidenze sperimentali mettono in discussione questa ipotesi.
Studi condotti su modelli animali hanno mostrato che anche i PFAS a catena corta, se assunti durante la gravidanza e l’allattamento, possono attraversare la placenta e raggiungere il feto, interferendo con lo sviluppo del sistema nervoso. In particolare, l’esposizione precoce a queste sostanze è stata associata ad alterazioni dell’apprendimento, della memoria, dell’orientamento spaziale e della flessibilità cognitiva.
Le osservazioni indicano inoltre possibili effetti sullo sviluppo cerebrale, con ritardi nella maturazione neuronale, alterazioni dei processi di formazione dei neuroni e condizioni di neuroinfiammazione persistente. Questi meccanismi risultano particolarmente rilevanti per l’ippocampo, una delle aree chiave del cervello coinvolta nelle funzioni cognitive. Un aspetto significativo emerso dalle ricerche riguarda il fatto che tali effetti si manifestano anche in presenza di scarso o nullo accumulo delle sostanze nei tessuti, suggerendo che la tossicità non sia direttamente legata alla sola capacità di bioaccumulo.
Nel complesso, le nuove evidenze scientifiche indicano che la sostituzione dei PFAS a catena lunga con quelli a catena corta non garantisce necessariamente una riduzione del rischio per la salute. Il problema appare quindi più complesso e sistemico. Dalla contaminazione delle falde acquifere, il fenomeno si estende ai raccolti agricoli, agli allevamenti e infine alla catena alimentare umana.
Alla luce di questi risultati, cresce la necessità di rafforzare il controllo della contaminazione delle acque e di rivedere le strategie di valutazione del rischio, includendo anche gli effetti sullo sviluppo neurologico tra i parametri considerati nella regolamentazione futura di queste sostanze.
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