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Rintracciabilità agroalimentare, nuove regole per una filiera più trasparente - Opra Lazio
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Rintracciabilità agroalimentare, nuove regole per una filiera più trasparente

Rintracciabilità agroalimentare, nuove regole per una filiera più trasparente

Argomento

Certificazione della rintracciabilità nelle filiere agroalimentari e mangimistiche.

Tipo di provvedimento

Prassi di riferimento UNI per la certificazione volontaria accreditata. 

Principali contenuti

Da dove proviene una materia prima? In quali prodotti è stata utilizzata? Quali operatori hanno partecipato alla sua lavorazione e distribuzione? Sono domande alle quali un sistema di rintracciabilità deve consentire di rispondere con informazioni attendibili. La loro importanza diventa evidente quando emerge una non conformità e occorre individuare rapidamente i lotti interessati, ma riguarda anche la gestione quotidiana delle produzioni e la credibilità delle informazioni fornite al mercato. In questo contesto, il 24 settembre 2026 è stata pubblicata la UNI/PdR 202:2026, elaborata da UNI in collaborazione con Accredia e dedicata alla certificazione della rintracciabilità nelle filiere agroalimentari secondo la UNI EN ISO 22005:2008. Il documento annulla e sostituisce il Regolamento Tecnico Accredia RT-17, aggiornando il riferimento utilizzato dagli organismi di certificazione accreditati.

La novità riguarda la certificazione volontaria. L’obbligo di rintracciabilità per gli operatori del settore alimentare e mangimistico è già previsto dal Regolamento (CE) n. 178/2002, mentre la certificazione consente invece di sottoporre a una valutazione indipendente un sistema costruito intorno a obiettivi precisi. La nuova Prassi chiarisce le regole di questa valutazione, contribuendo a rendere più omogenei i controlli e più comprensibile ciò che viene effettivamente certificato.

Uno degli aspetti centrali è proprio la definizione dei confini del sistema. Parlare genericamente di filiera rintracciata può risultare poco significativo se non si specificano i prodotti interessati, le informazioni seguite e le fasi comprese. Il sistema deve quindi identificare gli obiettivi, gli elementi tracciati, l’Unità Minima Rintracciabile, l’estensione e la profondità della rintracciabilità. Inoltre quando partecipano più imprese, devono essere individuate anche le organizzazioni coinvolte.

Questa precisione ha conseguenze pratiche. Un sistema che comprende soltanto trasformazione e distribuzione offre garanzie riferite a quelle fasi mentre un sistema che include anche la produzione primaria può ricostruire collegamenti ulteriori, fino alla coltivazione o all’allevamento. Le procedure aziendali e le informazioni comunicate ai clienti devono rispecchiare questi confini.

Nelle filiere composte da più operatori assume particolare rilievo il coordinamento. Le organizzazioni partecipanti devono formalizzare il proprio impegno attraverso un accordo di filiera, condividendo le procedure da rispettare. Al capofiliera spetta un ruolo centrale nella verifica degli accordi e nell’organizzazione dei controlli sulle diverse fasi.

La scelta degli operatori da sottoporre a verifica deve essere sostenuta da una valutazione del rischio. Entrano in gioco gli obiettivi del sistema, gli elementi tracciati e le informazioni raccolte nel tempo, comprese le non conformità, i reclami e i risultati delle verifiche. La rivalutazione annuale permette di adeguare i controlli ai cambiamenti della filiera e alle criticità emerse.

Particolare attenzione è riservata alle prove di rintracciabilità e ai bilanci di massa, due strumenti che permettono di verificare il funzionamento concreto del sistema. La prova di rintracciabilità controlla la possibilità di ricostruire i collegamenti tra materie prime, lavorazioni e prodotti. Il bilancio di massa mette invece a confronto le quantità registrate, considerando trasformazioni, giacenze, scarti e perdite pertinenti al processo.

Per esempio, nella lavorazione di una materia prima deve essere possibile collegare le quantità utilizzate ai prodotti ottenuti e spiegare le differenze attraverso dati coerenti sulle rese e sugli scarti. Eventuali discrepanze possono evidenziare errori di registrazione o passaggi che richiedono un approfondimento. La Prassi prevede che l’organismo di certificazione effettui e registri una prova di rintracciabilità e un bilancio di massa durante gli audit iniziali e di sorveglianza, verificando anche l’efficacia con cui l’impresa utilizza questi strumenti.

Un altro tema importante è la comunicazione al mercato. Il certificato e le dichiarazioni commerciali devono descrivere fedelmente il sistema valutato. Se la produzione primaria è esclusa, non possono essere utilizzate espressioni che inducano a ritenere certificati anche il campo, l’allevamento o l’azienda agricola. Per le dichiarazioni sull’origine geografica, la produzione primaria deve essere compresa nel sistema, salvo la presenza delle specifiche garanzie ufficiali previste dalla Prassi.

Per le imprese già certificate, la pubblicazione della UNI/PdR 202:2026 offre quindi l’occasione per riesaminare il perimetro del sistema, gli accordi tra operatori, le modalità di controllo e la coerenza delle informazioni commerciali. Per chi intende intraprendere la certificazione, aiuta a definire fin dall’inizio quali informazioni rendere verificabili e quali garanzie offrire ai clienti.

Il valore della rintracciabilità si misura nella capacità di recuperare informazioni affidabili quando servono. Un sistema efficace sostiene la gestione delle non conformità, facilita l’individuazione dei prodotti coinvolti e rende più trasparenti i rapporti lungo la filiera. La nuova Prassi rafforza questo approccio, collegando la certificazione a un perimetro chiaro, a verifiche documentate e a una comunicazione coerente con le garanzie effettivamente offerte.

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