logo

Iscriviti alla Newsletter
Ultimi Articoli
Grafene, INAIL richiama l’attenzione sui possibili rischi per i lavoratori esposti - Opra Lazio
30854
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-30854,single-format-standard,wp-theme-bridge,wp-child-theme-bridge-child,bridge-core-3.3.5,qi-blocks-1.5.3,qodef-gutenberg--no-touch,qodef-qi--no-touch,qi-addons-for-elementor-1.11.1,qode-optimizer-1.2.3,qode-page-transition-enabled,ajax_fade,page_not_loaded,qode-page-loading-effect-enabled,,side_area_uncovered_from_content,footer_responsive_adv,qode-smooth-scroll-enabled,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-30.8.9.2,qode-theme-bridge,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-9.0.1,vc_responsive,elementor-default,elementor-kit-20362,elementor-page elementor-page-30854

Grafene, INAIL richiama l’attenzione sui possibili rischi per i lavoratori esposti

Grafene, INAIL richiama l’attenzione sui possibili rischi per i lavoratori esposti

Argomento

Salute e sicurezza sul lavoro

Principali contenuti 

INAIL ha pubblicato un nuovo fact sheet dedicato ai GBN (Graphene-Based Nanomaterials – nanomateriali a base di grafene), materiali utilizzati o in fase di sviluppo in numerosi settori, tra cui elettronica ed energia, automotive e aerospazio, biomedicale, imballaggi e ricerca. La pubblicazione non introduce nuovi obblighi, ma aggiorna il quadro delle conoscenze sui possibili rischi occupazionali e sulle misure di prevenzione.

In ambito lavorativo, la principale via di esposizione individuata dall’INAIL è l’inalazione delle polveri durante le lavorazioni a secco. Sono possibili anche contatto cutaneo e ingestione accidentale, mentre esposizioni indirette possono verificarsi durante la pulizia e la manutenzione degli impianti.

Le evidenze disponibili sono ancora limitate. Gli studi in vitro hanno evidenziato possibili fenomeni di citotossicità, genotossicità, stress ossidativo e infiammazione, mentre negli studi animali alcuni nanomateriali hanno mostrato possibili effetti soprattutto sull’apparato respiratorio. INAIL sottolinea però che gli effetti dipendono da caratteristiche del materiale, dimensioni, dose e durata dell’esposizione e che mancano ancora studi epidemiologici longitudinali sui lavoratori.

Un elemento particolarmente rilevante deriva dal biomonitoraggio condotto dal settore ricerca INAIL su 6 lavoratori esposti a GBN. Sono stati osservati aumenti di alcuni biomarcatori di effetto genotossico precoce e di danno ossidativo al DNA, senza variazioni significative dei biomarcatori urinari di infiammazione e stress ossidativo. Secondo INAIL, i risultati suggeriscono possibili alterazioni biologiche precoci e ancora riparabili, prima della comparsa di effetti infiammatori sistemici.

Il monitoraggio ambientale ha inoltre individuato le fasi di stoccaggio e pulizia come momenti critici per la contaminazione. Nel successivo follow-up, l’introduzione di sistemi chiusi, ventilazione locale e dispositivi di protezione individuale ha determinato una significativa riduzione sia dell’esposizione sia degli effetti genotossico-ossidativi rilevati.

Il documento richiama anche uno studio condotto in 11 stabilimenti statunitensi su 44 lavoratori, dal quale sono emersi livelli di esposizione più elevati durante la produzione primaria e la manipolazione delle polveri rispetto alle fasi successive di trasformazione e incorporazione. Viene citato un valore orientativo di OEB (Occupational Exposure Band – fascia di esposizione professionale) inferiore a 10 µg/m³, proposto dal NIOSH statunitense: si tratta però di un riferimento tecnico orientativo, non di un valore limite normativo italiano o europeo.

INAIL evidenzia infatti che non esistono attualmente valori limite normativi specifici per l’esposizione professionale ai GBN. In presenza di questa incertezza, raccomanda un approccio precauzionale basato sulla riduzione dell’esposizione attraverso misure tecniche e organizzative e su una sorveglianza sanitaria mirata all’individuazione di eventuali effetti precoci.

Nella pratica, le aziende che producono o utilizzano grafene e relativi nanomateriali dovrebbero verificare nella valutazione del rischio soprattutto le operazioni che possono generare o disperdere polveri, come manipolazione a secco, travasi, stoccaggio, pulizia e manutenzione. Dove possibile, è opportuno privilegiare sistemi chiusi e aspirazione localizzata, limitare la dispersione del materiale, definire procedure di lavoro e pulizia adeguate e utilizzare DPI appropriati quando le misure collettive non consentono di controllare completamente l’esposizione.

Iscriviti alla nostra Newsletter e sui Facebook e Instagram per rimanere sempre aggiornato!