INAIL ha pubblicato un nuovo fact sheet dedicato agli effetti che l’esposizione professionale paterna ad agenti chimici può avere sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo della prole. Il documento richiama l’attenzione sulla fase preconcezionale, evidenziando che la prevenzione non deve essere concentrata esclusivamente sulla lavoratrice in gravidanza.
Tra i possibili meccanismi biologici INAIL richiama l’accumulo di determinate sostanze nel liquido seminale, il danno e la frammentazione del DNA degli spermatozoi e le alterazioni epigenetiche, che possono influenzare le prime fasi dello sviluppo embrionale.
La letteratura esaminata segnala associazioni tra alcune esposizioni professionali – tra cui solventi organici, ftalati, bisfenoli, alchilfenoli e sostanze utilizzate nella lavorazione o conservazione del legno – e possibili esiti avversi della gravidanza o dello sviluppo. INAIL precisa tuttavia che le evidenze sull’uomo non sono sempre di interpretazione immediata e richiedono ulteriori approfondimenti.
Il quadro assume particolare rilievo dopo il D.Lgs. 135/2024, che ha esteso alle sostanze tossiche per la riproduzione di categoria 1A e 1B le tutele previste dal D.Lgs. 81/2008 per cancerogeni e mutageni. Nella gestione del rischio ciò comporta, quando tecnicamente possibile, la sostituzione dell’agente pericoloso oppure la riduzione dell’esposizione ai livelli più bassi tecnicamente realizzabili.
Nella pratica, il fact sheet non introduce nuovi adempimenti, ma rafforza l’esigenza di considerare nella valutazione del rischio chimico anche la salute riproduttiva dei lavoratori uomini, soprattutto quando sono presenti sostanze reprotossiche o altre esposizioni con evidenze di effetti sulla riproduzione. Datori di lavoro, RSPP e medici competenti dovrebbero quindi verificare esposizioni, misure di sostituzione e contenimento e attività di informazione e sorveglianza sanitaria, considerando la prevenzione già nella fase precedente al concepimento.