19 Ott Riciclo degli imballaggi alimentari in PET e sicurezza dei MOCA
Argomento
Riciclo degli imballaggi alimentari in PET e sicurezza dei MOCA.
Tipo di provvedimento
Studio scientifico relativo al riciclo del PET per la produzione di nuove bottiglie.
Principali contenuti
Aumentare il riciclo degli imballaggi e ridurre il consumo di materie prime vergini sono obiettivi centrali della transizione verso un’economia circolare. Quando però l’imballaggio è destinato al contatto con gli alimenti, il recupero del materiale deve soddisfare una condizione ulteriore, ossia garantire che il suo impiego sia sicuro per il consumatore. È su questo terreno che si incontrano le nuove regole europee sugli imballaggi e la ricerca sulle tecnologie di riciclo.
Il regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, noto come PPWR, si applica in via generale dal 12 agosto 2026, con un calendario progressivo per diversi obblighi. La disciplina della riciclabilità guarda sia alla progettazione degli imballaggi, con una prima scadenza nel 2030, sia alla possibilità di riciclarli su larga scala, dal 2035, secondo le condizioni e i termini previsti per gli atti attuativi. Il regolamento introduce inoltre percentuali minime di materiale riciclato negli imballaggi di plastica. Per le bottiglie monouso per bevande, il primo obiettivo è il 30%, con decorrenza dal 2030 o successiva.
Per i materiali e oggetti a contatto con alimenti, i MOCA, questi obiettivi si intrecciano con il problema dei possibili contaminanti. Anche una plastica proveniente da precedenti impieghi alimentari può contenere sostanze introdotte durante l’uso, la raccolta o la gestione del rifiuto. La loro identità e concentrazione possono variare e il recupero di un imballaggio originariamente idoneo al contatto alimentare non assicura, da solo, che il materiale riciclato mantenga tale idoneità. Il regolamento (UE) 2022/1616 disciplina proprio la produzione di plastiche riciclate destinate al contatto con gli alimenti, ponendo al centro l’efficacia della decontaminazione.
Occorre quindi affrontare le esigenze di ottenere un materiale capace di sopportare la trasformazione industriale e allo stesso tempo assicurare che gli eventuali contaminanti residui non compromettano la sicurezza del prodotto alimentare. Le valutazioni dell’EFSA sui processi di riciclo del PET considerano l’efficienza della decontaminazione attraverso prove con sostanze rappresentative dei possibili contaminanti, i cosiddetti challenge test. La sicurezza dipende dal processo e dal controllo delle sue condizioni operative, oltre che dagli impieghi previsti per il materiale recuperato.
In questo contesto si inserisce uno studio di Francesco Paolo La Mantia, Vincenzo Titone, Luigi Botta e Paolo Glerean, pubblicato sul Journal of Applied Polymer Science. La ricerca confronta PET riciclato meccanicamente, miscele di PET vergine con il 10%, il 25% e il 50% di riciclato e un PET rigenerato mediante policondensazione allo stato solido, indicata con la sigla SSP (è un trattamento che riscalda il PET senza fonderlo, permettendo di allungare nuovamente le catene del polimero e recuperarne le proprietà).
I risultati mostrano che sia le miscele di PET vergine e riciclato sia il PET rigenerato mediante SSP presentano proprietà adatte alla produzione di nuove bottiglie. La SSP risulta tuttavia più vantaggiosa perché permette di recuperare caratteristiche di lavorazione vicine a quelle del PET vergine e una maggiore resistenza meccanica, contribuendo inoltre alla decontaminazione del materiale nell’ambito del processo di riciclo.
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