09 Gen Influenza aviaria dai bovini americani, l’EFSA frena gli allarmi ma invita a non abbassare la guardia
Argomento
Rischio di introduzione in UE dell’influenza aviaria H5N1 dai bovini da latte statunitensi.
Tipo di provvedimento
Parere scientifico EFSA su richiesta della Commissione europea.
Normativa di riferimento
Regolamento (UE) 2016/429 (Animal Health Law) e atti delegati e di esecuzione in materia di malattie elencate e misure di controllo dell’influenza aviaria;
Regolamento (CE) n. 178/2002 (principi generali della sicurezza alimentare e ruolo dell’EFSA).
Principali contenuti
La probabilità che il ceppo di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) individuato nei bovini da latte negli Stati Uniti possa raggiungere l’Europa è considerata molto bassa. È quanto emerge dal nuovo parere scientifico dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che tuttavia invita a non abbassare la guardia, sottolineando come un’eventuale introduzione del virus nel territorio dell’Unione potrebbe avere conseguenze rilevanti sul piano sanitario ed economico.
La valutazione, richiesta dalla Commissione europea, si concentra in particolare sul rischio rappresentato dal genotipo H5N1 attualmente circolante negli allevamenti bovini statunitensi e sulla possibilità che questo possa infettare sia i bovini da latte sia il pollame europeo. Secondo gli esperti, lo scenario più plausibile resta quello di una probabilità di introduzione molto contenuta, anche alla luce delle attuali misure sanitarie e dei controlli sugli scambi commerciali. Tuttavia, l’EFSA evidenzia come l’impatto potenziale, qualora il virus riuscisse a superare le barriere di prevenzione, potrebbe essere significativo per i sistemi zootecnici dell’UE, già messi alla prova dalla persistente circolazione dell’influenza aviaria negli uccelli selvatici e nel pollame.
Nel documento si analizzano le possibili vie di ingresso del virus, che includono in primo luogo i movimenti naturali degli uccelli migratori e, in misura molto più limitata, il commercio di prodotti contenenti latte crudo o colostro provenienti da aree colpite. Proprio per questo motivo l’EFSA raccomanda di rafforzare le attività di sorveglianza e di diagnosi precoce, sensibilizzando allevatori e veterinari sul riconoscimento tempestivo dei segni clinici e sull’importanza della segnalazione rapida di eventuali sospetti.
Grande attenzione viene dedicata anche alle misure di prevenzione negli allevamenti. Secondo l’Autorità, il contenimento del rischio passa attraverso un’applicazione rigorosa delle pratiche di biosicurezza, in particolare nelle aree eventualmente interessate da focolai. Limitare la movimentazione degli animali, ridurre al minimo la condivisione di personale, mezzi e attrezzature tra aziende diverse e garantire un’accurata pulizia e disinfezione delle attrezzature di mungitura sono azioni considerate fondamentali. In caso di focolaio, l’EFSA sottolinea l’importanza di una risposta coordinata che coinvolga sia il comparto bovino da latte sia quello avicolo, al fine di ridurre l’impatto complessivo della diffusione virale.
Il parere affronta inoltre il tema della sicurezza alimentare, chiarendo che la principale via di esposizione per i consumatori, in uno scenario teorico, sarebbe legata al consumo di latte crudo, colostro crudo o panna non sottoposti a trattamento termico. Gli esperti ribadiscono però che la pastorizzazione e gli altri trattamenti termici comunemente utilizzati nell’industria lattiero-casearia sono altamente efficaci nel ridurre la carica virale, rendendo sicuri i prodotti immessi sul mercato. Ad oggi, inoltre, non risultano casi documentati di infezione umana attribuibili al consumo di alimenti contaminati da questo specifico genotipo di H5N1.
L’analisi dell’EFSA si inserisce in un contesto epidemiologico complesso. Da un lato, negli Stati Uniti il virus ha mostrato la capacità di adattarsi a una nuova specie ospite come i bovini da latte, dall’altro, in Europa continua la circolazione di ceppi di influenza aviaria ad alta patogenicità, soprattutto tra gli uccelli selvatici, con un rischio stagionale di nuove introduzioni negli allevamenti avicoli. Proprio questa combinazione di fattori rende essenziale mantenere elevato il livello di attenzione.
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