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Autorizzazione all’uso in alimenti e mangimi di quattro colture geneticamente modificate (colza, soia e mais) a seguito di valutazione scientifica EFSA. - Opra Lazio
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Autorizzazione all’uso in alimenti e mangimi di quattro colture geneticamente modificate (colza, soia e mais) a seguito di valutazione scientifica EFSA.

Autorizzazione all’uso in alimenti e mangimi di quattro colture geneticamente modificate (colza, soia e mais) a seguito di valutazione scientifica EFSA.

Argomento

Autorizzazione all’uso in alimenti e mangimi di quattro colture geneticamente modificate (colza, soia e mais) a seguito di valutazione scientifica EFSA.

 

Tipo di provvedimento

Decisioni di esecuzione della Commissione europea con validità decennale.

 

Normativa di riferimento

Decisioni di esecuzione (UE) 2025/25542025/25442025/2542 e 2025/2541, pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

 

  Principali contenuti

Con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea delle decisioni di esecuzione 2025/2554, 2025/2544, 2025/2542 e 2025/2541, la Commissione europea è intervenuta nuovamente sul tema delle colture geneticamente modificate destinate all’impiego in alimenti e mangimi. Delle quattro decisioni pubblicate, tre riguardano il rinnovo di autorizzazioni già esistenti, mentre una introduce una nuova autorizzazione relativa a una coltura di granturco. Anche in questo caso, le decisioni si fondano sulla valutazione scientifica dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che ha confermato come le colture geneticamente modificate interessate risultino sicure quanto le rispettive controparti convenzionali per la salute umana e animale e per l’ambiente, nell’ambito degli usi autorizzati. Un esito che si inserisce in una lunga serie di pareri favorevoli espressi dall’Autorità nel corso degli anni.

Ciò che emerge con chiarezza, tuttavia, è il consolidarsi di un paradosso regolatorio. Le colture geneticamente modificate possono essere regolarmente utilizzate e commercializzate sotto forma di alimenti e mangimi, nel rispetto delle rigorose disposizioni in materia di etichettatura, tracciabilità e monitoraggio, ma non possono essere coltivate nella maggior parte degli Stati membri, a causa di una persistente e diffusa diffidenza politica e sociale nei confronti degli OGM.

Il risultato è un sistema che, da un lato, riconosce formalmente, sulla base di valutazioni scientifiche ripetute e approfondite, l’assenza di rischi aggiuntivi rispetto alle colture convenzionali, e dall’altro continua a mantenere forti limitazioni alla coltivazione sul territorio europeo. Una situazione che appare difficilmente spiegabile in termini puramente tecnico-scientifici e che riflette piuttosto una paura “strutturale” degli OGM, non sempre supportata da evidenze oggettive.

Le decisioni adottate dalla Commissione, comprese quelle di rinnovo, non rappresentano quindi una svolta, ma confermano un approccio improntato alla continuità amministrativa e alla cautela politica. In assenza di una posizione condivisa tra gli Stati membri, l’Unione europea prosegue lungo una linea che consente l’uso di prodotti geneticamente modificati importati, ma ne limita fortemente la produzione interna.

Il quadro che emerge da queste decisioni di esecuzione è quello di un’Unione europea che consuma OGM ma evita di coltivarli, accettandone l’impiego nella catena alimentare e mangimistica, pur continuando a trattarli come un tema sensibile e controverso. Una contraddizione che meriterebbe una riflessione più ampia, soprattutto alla luce delle sfide legate alla sostenibilità, alla sicurezza degli approvvigionamenti e all’innovazione in agricoltura.

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